martedì 31 luglio 2012

NON


Ancora non sai come funziona la cosa, né il perché debba essere così, ma lentamente stai familiarizzando (e questa parola, da qualche parte, sembra quella giusta) con la fluida situazione in cui ti senti. Nessuno può sapere cosa si prova, anzi addirittura nessuno sa che esiste una simile realtà: una sorta di coscienza temporanea. Hai la percezione come di una grande massa, e allo stesso tempo non comprendi appieno questo nessuno.
     Non conosci bene il significato della parola, ma lo immagini.
    Sei felice! Ti sposti rapidamente da un posto all’altro. Ti muovi tra le scariche elettriche della coscienza che stai a poco a poco conoscendo. 
    La verità che subito ti è stata rivelata è sì sconvolgente, ma anche affascinante, in un certo senso. Una volta che tutto avrà inizio non serberai ricordo alcuno di questo periodo. Solo inconsciamente, a livello submolecolare, il tuo corpo avrà una qualche percezione di tutto ciò. Ma tu no. A te sarà risparmiato il dolore che potresti provare o conoscere. Così non terrai ricordo cosciente neppure delle gioie che eventualmente proverai, ma c’è sempre un prezzo da pagare no?
    Percepisci qualcosa di nuovo e guizzi rapido attraverso i condotti nei quali ti aggiri con sempre maggiore familiarità.
    Sai che si tratta di musica perché la coscienza della persona che ti ospita e che ti sta dando la vita lo sa. Anche se non riesci a comprendere appieno il concetto di musica, ti piace quel che senti e sfrecci nuovamente in te, nel liquido caldo in cui galleggi, e inizi ad agitarti (ballare credi) a ritmo di… aspè se cerchi la trovi, vaghi… vaghi ed eccola lì, a ritmo di: Jambalaya. 
    Poi tutto tace e ti assopisci felice nel caldo e amorevole corpo che ti ama e ti nutre permettendoti di svilupparti.
    Sogni (o forse è accaduto davvero) che mentre ballavi lei ha avvertito il tuo leggero scalciare, si è portata le mani in grembo e ha sorriso estasiata per quel tuo piccolo gesto.
    Passa il tempo e in quel caldo acquoso avverti la sua presenza, impari a conoscere l’amore incondizionato che prova per te.
    Ma un giorno, improvvisamente, senti freddo. E’ durato pochissimo eppure ti ha lasciato una strana sensazione, come di pericolo. Allora guizzi rapido verso la fonte di quella sensazione. Ti avvicini ai cerchi luminosi dietro i quali stai imparando a vedere quel che ti attenderà.
    Arrivi e sbirci curioso le immagini che giungono alla sua mente. Vedi una persona lì vicino, indossa un lungo camice bianco e tiene stretto in mano un oggetto premuto contro la pancia sotto cui sai di trovarti. Muove l’aggeggio lentamente e nel frattempo parla a lei e senti che avviene un cambiamento in te. Allora sfrecci al tuo posto per capire cosa stia succedendo e avverti il tuo labbro superiore arricciarsi scoprendo gengive molli e rosee. Senti un braccino torcersi e la testa ti pesa da un lato come mai prima di allora.
    Avverti molte sensazioni negative nel corpo che ti ospita e inizi ad agitarti. Sai che la causa di tali sensazioni sei tu. Tu stai infliggendo dolore a lei e ti dispiace così tanto per questo che, nella coesione molecolare che hai con lei, cerchi di capire come porre rimedio a tutto. All’insaputa di lei guizzi ancora in giro alla ricerca di informazioni e nel frattempo (perché il vostro collegamento emotivo è molto forte) ascolti le parole che sta ascoltando lei e cerchi di dar loro un senso.
    «Presenta delle malformazioni…» ti riesce difficile ascoltare tutto «…non sopravvivrà», ma gli spezzoni che ti arrivano sono sufficienti per farti capire, attraverso questa coscienza temporanea che hai, che se non fai subito qualcosa la persona che ti ospita soffrirà terribilmente e questo proprio non lo vuoi. Non vuoi essere tu la causa del suo dolore. Ti sei affezionato a lei e le sei grato per aver messo a disposizione il suo corpo per donarti la vita.
    Un gesto che (questo l’hai preso indubbiamente da una sua riflessione) equivale alla perfezione dell’universo. Al gesto che dona un significato imperativo alla parola amore.
    Nei giorni che seguono lo sconvolgente evento, tu percepisci sempre di più il suo dolore, i suoi dubbi e ti senti strano, “deforme” sei stato definito dall’uomo col camice bianco.
    “Non sopravvivrà” sono state le sue parole e, sebbene il tuo cervello sia appena sviluppato e non in grado di capire questi concetti, tu, la coscienza che convive in quel corpo e che presto si trasformerà nell’esserino che sta crescendo, decidi di opporti al destino crudele.
    Ti fiondi dentro il tuo nuovo corpo e inizi un duro lavoro di rimodellamento. Chiami a te le cellule amiche. Ti adoperi con la complicità di un corpo che hai imparato a conoscere e di cui hai appreso tutti i segreti e lentamente, non senza un imponente dispendio di energie, riesci a porre rimedio ad una situazione catastrofica.
    Ma non sai che i tuoi sforzi sono stati vani.
   Nessuno conosce il tuo segreto, la tua forza. Così senti una sensazione lontana e molto negativa farsi avanti. Avviene tutto rapidamente ed essendo stato colto di sorpresa non puoi reagire. Non ti rimane altro da fare che correre verso i cerchi luminosi e guardare quel che accade.
    Uno squarcio è aperto nel ventre della persona che ti ospita e dove sai trovarsi il tuo corpo. Della mani guantate ti afferrano sfilandoti dal corpo che ti ha ospitato e ti ha donato la vita e il suo amore.
    La coscienza che hai creato con quel corpo, seppur temporanea e segreta a tutti, è ancora viva perché sei legato ad esso da un cordone che un medico si sta apprestando a tagliare.
    Non ti rimane molto da fare, senti il dolore in lei e percepisci lo sgomento delle persone presenti in sala quando si rendono conto che il tuo corpicino non è “guastato” come avevano creduto. Loro non conoscevano la tua capacità rigenerativa. Loro non sanno che talvolta si sviluppa questa sorta di coscienza guaritrice.
   Loro non sapevano… e adesso è troppo tardi e lo sai. Il corpo è troppo piccolo e debole per sopravvivere senza il tuo aiuto e tu ora non puoi fare più nulla.
     Il medico taglia il cordone ombelicale e avverti il distacco emotivo, cellulare e molecolare con il corpicino che avrebbe dovuto essere il tuo.
     Senti che ti stai spegnendo, stai svanendo nel nulla e avverti la disperazione di lei. Ma non le serbi rancore perché non poteva sapere.
    La tua capacità di sfruttare la sua mente per ragionare viene meno e ti senti leggero, assente.
    Vieni assorbito dal subconscio di lei e ti spegni per sempre.
    Più tardi anche quello che avrebbe dovuto essere il tuo corpicino si spegnerà. 

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